Ex Mercato di corso Sardegna, apre Mediaworld, un altro gigante della grande distribuzione. Fuori i negozianti genovesi
Prima la Coop, che ha aperto nel dicembre scorso, ora Mediaworld, che fa parte di un gruppo tedesco con punti vendita in tutta Europa, in Cina e in Turchia e vanta un volume di vendite di 24,8 miliardi di euro. Arriveranno molti altri giganti del commercio e della ristorazione nazionali e internazionali. Intanto i negozi del territorio restano fuori per l’impossibilità di esercitare la prelazione sugli spazi della galleria commerciale, troppo cari per le piccole botteghe. Ai negozianti del Civ – come bimbi portati davanti alle vetrine di una gelateria con l’illusione di poter gustare un cono, ma costretti poi a guardare da fuori – non resta che sperare in un futuro aumento del passaggio e nella collaborazione con le aziende dei grossi gruppi per iniziative di animazione all’esterno. Per ora, però, non c’è nulla. Almeno per favorire questo, sarebbe giusto che l’assessore si desse da fare


L’assessore comunale al Commercio Paola Bordilli rilascia dichiarazioni soddisfatte per l’animazione commerciale dell’ex mercato e per i cittadini che vanno a sedersi sulle panchine dei giardini. Poi annuncia le prossime aperture, negozi, ma anche punti di ristorazione. Dice che così si riempie uno spazio cittadino che era vuoto e l’area sarà volano per il quartiere. Ma i commercianti di corso Sardegna non guardano la situazione con gli stessi occhiali rosa dell’assessore. Il “mercato” non è un mercato, non più. Ora è il più classico dei centri commerciali della grande distribuzione con punti vendita stereotipati che trovi da Marsiglia a Lisbona, da Berlino a Manchester. «Gli alberi ci metteranno un bel po’ a crescere e prima di goderne l’ombra di tempo ne dovrà passare – commenta Umberto Solferino, presidente del Civ Corso Sardegna Alta e presidente della Consulta Civ Confcommercio -. Speriamo che vada presto in gestione il campetto da calcio strappato con le unghie e con i denti dal presidente del Municipio Bassa Valbisagno Massimo Ferrante che potrebbe garantire un po’ di passaggio in zona. Le aiuole, al momento, sono curate e questo va bene, ma nel quartiere la gente si aspettava un area giochi per bambini che così è stata annunciata e, invece, c’è un solo gioco. Si poteva davvero fare di più per il quartiere. Le cose positive? Rispetto a prima, l’area è uno spazio in sicurezza molto grande che a regime richiamerà persone e noi speriamo che queste, camminando nella via, si fermino anche nei nostri negozi. Gli aspetti positivi, purtroppo, non hanno al momento ricadute sul commercio tradizionale». Per ora, le attività all’interno sono a ranghi ridotti perché le aperture sono quasi tutte di là da venire, l’unica ricaduta sul commercio tradizionale è negativa: chi è diretto al centro commerciale dell’ex mercato posteggia sulla strada e, quindi, i residenti e chi fa shopping nei negozi tradizionali trovano meno posto di prima, spiega Solferino.
Un gigante della grande distribuzione specializzata
E, intanto, all’interno non andrà nemmeno un operatore del quartiere mentre il Conad che si trovava dall’altra parte della strada ha già chiuso per effetto della concorrenza di Coop. Risultato: nel quartiere c’è un altro cancello chiuso, un altro grande spazio commerciale vuoto (col rischio che possa riempirsi di un nuovo punto vendita della grande distribuzione, magari specializzata, del settore non food). Per ora: posti di lavoro persi e non sommati a quelli della nuova apertura. Ormai è cosa nota che, quando apre un nuovo supermercato, nella stessa zona di riferimento ne chiude almeno un altro. Il mercato è saturo e i consumi non si inventano, soprattutto in un momento di scarsa propensione come questo.
Il punto vendita che oggi è stato presentato appartiene a un gigante della grande distribuzione europea con terminazioni in Asia e Russia. Si tratta di una catena di distribuzione tedesca, con sede a Düsseldorf, specializzata nell’elettronica e negli elettrodomestici di consumo. Appartiene, insieme a Saturn, a MediaMarktSaturn Retail Group, un ramo del gruppo Metro, separatamente quotato in borsa. La catena è presente in Austria, Belgio, Cina, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia e Ungheria. In tutti i paesi l’insegna è Media Markt, con l’eccezione dell’Italia, dove viene usato, appunto, il nome MediaWorld. Secondo gli ultimi dati noti, Metro ha oltre 95mila dipendenti e un volume di vendite di 24,8 miliardi di euro. Con questa gigantesca e ricca organizzazione si è potuta permettere gli spazi di corso Sardegna di fatto preclusi ai negozianti di San Fruttuoso e Marassi.
I commercianti della Valbisagno restano fuori
Solferino ricorda che ben 15 operatori del commercio tradizionale hanno tentato di acquisire spazi nell’ex mercato perché l’operazione “politica” è stata quella di garantire loro la prelazione. Ci avevano sperato, ricorda il presidente del Civ. «Li ho accompagnati uno a uno a trattare – racconta -, ma nemmeno uno è riuscito anche solo ad aprire la trattativa. I prezzi sono insostenibili per un esercizio di vicinato. Non ne faccio una colpa a chi commercializza gli spazi, ma ci aspettavamo un aiuto diverso dal Comune. È stato portato all’interno chi poteva pagare alla fine del mese e non si è pensato al territorio. Bisognava scrivere diversamente i protocolli tra l’azienda e il Comune all’origine», magari vincolando una parte degli spazi alle aziende del quartiere, a prezzi agevolati. «La gente ci credeva – aggiunge il presidente del Civ -. Così non è stato». Il Civ e i negozianti si aspettavano un sostegno maggiore dall’assessorato al Commercio. Invece, la prelazione è stata, nei fatti, uno specchietto per le allodole. Di fatto, ha placato gli animi e ha evitato le proteste all’avvio del progetto, ma a causa di prezzi inarrivabili per i negozianti della zona, è stata non materialmente esercitabile.
Le speranze dei negozianti
«Ora la speranza è che ci siano altre aperture come quella di Panarello, che servano ad animare commercialmente la zona all’esterno del centro commerciale – continua Solferino -. L’azienda dolciaria ha trovato un negozio esterno dove aprire a prezzi accessibili e garantisce la qualità e il servizio di un negozio tradizionale che si aggiunge a quelli già presenti sul territorio. Noi dobbiamo reggere, nella speranza della ripresa dei consumi. Ora la gente entra poco e compra poco: si parla di uno o due acquisti per scontrino. Non si sono aperte nuove opportunità. Per resistere contiamo solo sulla nostra professionalità».
Il rischio dell'”effetto Fiumara”
Il rischio è che l’ex mercato di corso Sardegna resti una bolla all’interno del quartiere, un centro commerciale come quelli che tutte le città hanno in periferia a due passi dal centro e in un quartiere molto popoloso. Il rischio è che si inneschi l'”effetto Fiumara” che ha desertificato Sampierdarena. «A oggi – dice il presidente del Civ – non c’è alcuna osmosi tra il nuovo centro e il territorio. Abbiamo chiesto se esiste l’intenzione di collaborare a iniziative ed eventi di animazione. Contiamo che almeno la Coop abbia interesse a partecipare. Puntiamo tutto sull’aumento delle frequentazioni e sulle nuove aperture all’esterno. Come Panarello, ha aperto un bel bar grande al posto di un’officina». La speranza è quella che il centro commerciale zeppo di punti vendita della grande distribuzione diventi una locomotiva commerciale per l’intera zona. A volte lo diventano le medio piccole superfici commerciali aperte in aree urbane. Ma l’ex mercato all’ingrosso è, di fatto, un grosso centro commerciale. Se si chiuderà nella bolla sarà la morte commerciale e la desertificazione del quartiere.


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